L'arte drammatica e la recitazione

Una delle arti più nobili ed antiche è l'arte drammatica: saper recitare ed emozionare il pubblico che guarda ed ascolta una rappresentazione teatrale è infatti un dono, un talento da coltivare, oltre che una grande passione in cui lo studio e il lavoro sono assolutamente fondamentali. Un bravo attore deve saper emozionare il suo pubblico in qualsiasi circostanza e con qualunque ruolo egli interpreti.
L'arte drammatica è insomma l'arte del saper recitare, ed ha origini che risalgono alla notte dei tempi, quando le prime comunità si riunivano la sera ed inscenavano scene di vita quotidiana o racconti per passare il tempo, in un'epoca dove la televisione e il computer non avevano ancora preso il sopravvento e la cultura era tutta orale. Il primo attore ricordato dalla storia è il greco Tespi, che recitò ad Atene durante le feste dedicate a Dioniso, intorno al 530 a.c. Unendo canti, balli, musiche e poemi recitati in terza persona. Da allora, i primi attori vennero chiamati proprio tespiani.

Quello di Tespi era sicuramente un metodo che, nell'antichità, ha dato poi origine al grande teatro antico, comico e tragico, dove il teatro era più intrattenimento che altro. Con i tempi moderni sono stati introdotti anche nuovi metodi, nuove tecniche di narrazione e interpretazione, più moderne e attuali, tarati sui personaggi, sull'interpretazione e non solo sulla capacità di intrattenere il pubblico. Per esempio, il famoso metodo dell'Actor's studio, made in Hollywood, o per restare nel nostro Paese il metodo di Giorgio Strehler o di Eugenio Barba. Seppur tutti differenti, i vari metodi d'insegnamento hanno alcuni punti in comune, come per esempio l'utilizzo di una maschera. Per maschera si intende non solo l'utilizzo puntuale di qualcosa che celi il volto dell'attore, ma, in senso lato, l'acquisizione di un personaggio diverso da sè, in cui calarsi ed immedesimarsi. Quindi, è la recitazione e l'interpretazione di un ruolo che può essere reale o immaginario, caricaturistico, satirico, ironico e quant'altro.

Per interpretare correttamente e sapientemente un ruolo, è fondamentale lo studio di personaggi che rientrano in tale ruolo. Molti attori professionisti, infatti, se per esempio devono interpretare la parte di un poliziotto vivono da vicino questa realtà, accompagnando gli agenti nelle missioni, stando a stretto contatto con loro nelle centrali e calandosi in tutto e per tutto nella vita reale del personaggio. Un attore lavora prima di tutto su se stesso, per capire quali sono gli aspetti psicologici del personaggio che deve interpretare e che lui già possiede o che non possiede e che quindi deve rappresentare senza che questi risultino "finti"; è quindi un lungo lavoro d'immedesimazione, di comprensione dell'altro e di conoscenza di se stessi per poter valorizzare al meglio le sfumature comportamentali di un ruolo da interpretare. È inoltre importante anche lo studio del palcoscenico in cui deve avvenire una rappresentazione teatrale; il palcoscenico è un ambiente molto particolare, e richiede uno studio strategico per poter occupare non solo fisicamente ma anche con lo spessore dell'interpretazione le scene, per essere meglio visti e sentiti dal pubblico, per poter godere meglio dell'effetto delle luci e interagire con gli altri personaggi.

I metodi d'insegnamento della recitazione approfondiscono anche la parte che riguarda lo studio del tempo dell'azione. Una buona tempistica è, infatti, un elemento indispensabile per costruire pathos, per emozionare, creare attenzione, aspettativa e suspance, per invogliare lo spettatore a saperne sempre di più. Una tempistica sbagliata fa annoiare e non divertire. Senza contare che, specie in dialoghi o rappresentazioni con più attori, le battute si devono incastrare fra loro: cosa succederebbe se gli attori sbagliassero sistematicamente parlandosi addosso o se ci fossero lunghe pause non previste? Quanto è importante il tempo per un attore comico che deve dire la sua battuta principale per far scattare la risata del pubblico?

Un attore, sia nell'arte drammatica e nella recitazione in generale, deve lavorare sulla così detta presenza scenica. Essere semplicemente ben in vista sul palco non basta. E non si parla nemmeno dello spazio fisico occupato, dove ipoteticamente si potrebbe pensare che un attore di corporatura esile avrebbe grossi svantaggi. Per presenza scenica si parla dell'impatto emotivo che un attore ha verso il pubblico, grazie all'utilizzo combinato ed integrato non solo della sua fisicità, ma anche del linguaggio del corpo, tono della voce, mimica facciale, gesti, movimenti, spostamenti nello spazio - la così detta prossemica - la capacità d'interazione con gli altri attori presenti sulla scena.

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